Il Biofeedback è una procedura che permette di apprendere l'autoregolazione di funzioni muscolo-motorie, autonome o cerebrali (in quest’ultimo caso si parla di Neurofeedback) attraverso un segnale (feedback) che informa l’individuo sulle modificazioni che si stanno verificando nella funzione che viene registrata. Si parla quindi ad esempio di FC-Feedback (per la frequenza cardiaca), EMG-feedback (per la tensione muscolare) EEG-Feedback per l’attività elettroencefalografica. Il Biofeedback viene utilizzato con successo in diversi disturbi spesso resistenti ai trattamenti classici, ad es. per il dolore cronico associato a cefalea o sciatalgia, per diversi disturbi da stress e d'ansia spesso caratterizzati da elevata reattività vegetativa (frequenza cardiaca e pressione arteriosa). Per regolare una propria funzione corporea (ad es. frequenza cardiaca), l’individuo riceve un’informazione (feedback, solitamente visivo o acustico) sull’attività che viene registrata (ad es. con un elettrocardiogramma). Guidato dal feedback, l’individuo impara gradualmente a modificare la funzione nella direzione desiderata. Più in generale il Biofeedback permette alla persona di favorire  l’adattamento alle richieste ambientali, attraverso la regolazione delle proprie funzioni fisiologiche.

Il Biofeedback nasce in America alla fine degli anni ’60 e la successiva implementazione dei sistemi di registrazione (spesso anche portatili e computerizzati), ha permesso un consistente ampliamento delle potenzialità della procedura.

 

Il Neurofeedback, variante del Biofeedback, consente di visualizzare in tempo reale su un monitor la propria attività elettroencefalografica (EEG), la quale è caratterizzata da onde cerebrali con una specifica morfologia, frequenza e ampiezza (onde beta, alfa, theta, delta, ecc). Essendo noti i correlati mentali dei diversi pattern EEG (ad esempio la presenza diffusa di onde alfa è tipica di condizioni di rilassamento, l’eccessiva attività theta si associa a scarse capacità attentive, e così via) è possibile migliorare le prestazioni raggiungendo uno stato psicofisiologico cognitivo-emozionale ottimale (ad esempio in  manager o atleti), o trattare alcuni stati disfunzionali (come le difficoltà di concentrazione e i deficit di attenzione presenti nel Disturbo da Deficit di Attenzione, o in seguito a trauma cranico).

 

Grazie alle loro caratteristiche, il Biofeedback e il Neurofeedback si prestano ad essere utilizzati sia in adulti che in bambini o anziani, solitamente in associazione ad interventi cognitivo comportamentali. Il training, se ben strutturato, ha una durata contenuta circa 12-15 sedute (fino a 40 per alcune applicazioni di neurofeedback). Gli effetti sono stabili nel tempo; proprio come nel caso di chi impara ad andare in bicicletta, una volta imparato e automatizzato, l’apprendimento persiste nel tempo.

Neurofeedback

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